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La necrosi avascolare della testa del femore è una delle patologie ortopediche dell'anca più insidiose: spesso sottovalutata nelle fasi iniziali, può portare al collasso della testa femorale e alla necessità di una protesi d'anca se non diagnosticata e trattata in tempo. __Cos'è la necrosi avascolare__ La testa del femore è la porzione sferica dell'osso che forma l'articolazione dell'anca. Riceve la propria vascolarizzazione attraverso vasi terminali che decorrono lungo il collo del femore. Quando questo apporto vascolare viene compromesso — per qualsiasi causa — l'osso inizia a morire progressivamente. Se il processo non viene interrotto, la struttura ossea cede e la testa del femore collassa. __Cause e fattori di rischio__ Le cause più comuni sono terapia cortisonica prolungata o ad alte dosi, alcolismo cronico, traumi dell'anca, malattie della coagulazione, anemia falciforme, lupus eritematoso sistemico e malattia dei cassoni. In alcuni casi la causa rimane sconosciuta — si parla di necrosi idiopatica. __Sintomi:__ il problema del ritardo diagnostico Il sintomo principale è il dolore all'anca, tipicamente in regione inguinale, aggravato dal carico e dal movimento. Nelle fasi iniziali il dolore può essere lieve e intermittente, facilmente confondibile con un dolore muscolare o una sciatalgia. Questo porta spesso a un ritardo diagnostico di mesi, durante il quale la malattia progredisce silenziosamente. Un dolore all'anca che dura più di due settimane, che non migliora con il riposo o che disturba il sonno, merita sempre una valutazione ortopedica specialistica. ____La diagnosi: perché la risonanza magnetica è fondamentale__ La radiografia standard è normale nelle fasi iniziali della necrosi avascolare — questo è uno dei motivi principali del ritardo diagnostico. Solo la risonanza magnetica è capace di identificare le alterazioni ossee nelle fasi precoci, quando la testa del femore è ancora strutturalmente integra e il trattamento conservativo è ancora possibile. __Le fasi della malattia__ La necrosi avascolare viene classificata in stadi. Nelle fasi I e II la testa del femore è ancora integra — sono le fasi in cui il trattamento conservativo o mini-invasivo può fare la differenza. Dalla fase III in poi compare il collasso della testa, con alterazione della sfericità e danno cartilagineo progressivo. In fase IV l'artrosi secondaria è conclamata e la protesi diventa inevitabile. ____Trattamento: le opzioni in base alla fase__ Nelle fasi precoci il trattamento comprende scarico dell'arto con stampelle, terapia farmacologica mirata e in casi selezionati la decompressione chirurgica della testa del femore — un intervento mini-invasivo che riduce la pressione intraossea e favorisce la rivascolarizzazione. Nelle fasi avanzate con collasso della testa, la protesi totale d'anca con approccio anteriore mini-invasivo è la soluzione che restituisce al paziente una vita normale. __Domande frequenti__ *La necrosi avascolare può guarire da sola?* Le forme idiopatiche ligate a osteoporosi transitoria possono risolversi spontaneamente. La vera necrosi avascolare raramente guarisce senza trattamento — tende a progredire verso il collasso. *Quanto tempo ho prima che sia troppo tardi per evitare la protesi?* Dipende dalla fase e dall'estensione della lesione. In alcuni casi bastano settimane. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale. *Posso continuare a camminare?* Nelle fasi iniziali il riposo e la riduzione del carico sono fondamentali. Continuare a caricare sull'anca accelera il collasso. *Sono giovane, posso avere la necrosi avascolare?* Sì. Colpisce più frequentemente uomini tra i 30 e i 50 anni, spesso in seguito a terapie cortisoniche o per cause idiopatiche. *Se ho dolore all'anca da settimane cosa devo fare?* Prenotare una visita ortopedica specialistica il prima possibile. La risonanza magnetica è l'esame decisivo.

La protesi totale d'anca è uno degli interventi chirurgici con il più alto tasso di soddisfazione in tutta la medicina. La tecnica con cui viene eseguita, però, fa una differenza enorme in termini di recupero e qualità del risultato. L'approccio anteriore mini-invasivo rappresenta oggi lo standard più avanzato. A__pproccio anteriore vs approccio posteriore: le differenze__ Nell'approccio tradizionale posteriore o laterale il chirurgo deve tagliare o disinserire alcuni muscoli per accedere all'articolazione dell'anca. Questo comporta dolore post-operatorio maggiore, tempi di recupero più lunghi e un rischio più elevato di lussazione della protesi. Con l'approccio anteriore mini-invasivo si accede all'articolazione passando tra i piani muscolari naturali, senza tagliare nessun muscolo. I risultati sono nessun muscolo tagliato con recupero più rapido e meno doloroso, rischio di lussazione significativamente ridotto, cammino autonomo già dal giorno successivo, cicatrice più piccola e decorso post-operatorio più agevole. __Chi può beneficiare dell'approccio anteriore?__ La grande maggioranza dei pazienti candidati alla protesi d'anca è adatta all'approccio anteriore. La valutazione pre-operatoria — con radiografie e in alcuni casi TAC — permette di pianificare l'intervento nel dettaglio e confermare l'indicazione. __Quando si considera la protesi d'anca?__ Le condizioni più comuni sono artrosi avanzata dell'anca, necrosi avascolare della testa del femore, displasia dell'anca con degenerazione secondaria e fratture del collo del femore. Il segnale che è arrivato il momento è quando il dolore limita significativamente la qualità della vita e le terapie conservative non sono più efficaci. __Diagnosi precoce:__ il caso della necrosi avascolare Alcune patologie come la necrosi avascolare della testa del femore hanno una finestra terapeutica precisa. Diagnosticate in fase iniziale si possono trattare con interventi conservativi che preservano l'articolazione naturale. La risonanza magnetica precoce è l'unico esame capace di identificare queste alterazioni quando sono ancora trattabili senza protesi. __Il percorso di cura__ Prima visita con valutazione clinica completa e analisi delle immagini. Pianificazione pre-operatoria con scelta della protesi più adatta. Intervento della durata media di 60-90 minuti con degenza di 2-3 giorni. Riabilitazione con cammino già il giorno successivo e pieno recupero in 6-12 settimane. __Domande frequenti__ *Quando è il momento giusto per operarsi?* Quando il dolore limita la qualità della vita e le terapie conservative non sono più efficaci. Non esiste un'età minima. *Posso tornare a fare sport?* Sì. Nuoto, ciclismo e camminata sono generalmente consentiti a pochi mesi dall'intervento. Sport ad alto impatto si valutano caso per caso. *Quanto dura la protesi?* Le protesi moderne durano in media 15-20 anni. *Cosa cambia davvero con l'approccio anteriore?* Il paziente si sveglia con meno dolore, cammina prima e ha meno restrizioni nei movimenti nelle prime settimane. Il rischio di lussazione è significativamente ridotto rispetto all'approccio tradizionale. *Posso operarmi anche se sono giovane e sportivo?* Sì. L'età non è un limite — il percorso viene pianificato tenendo conto degli obiettivi funzionali individuali, incluso il ritorno all'attività sportiva.

La protesi totale di ginocchio è uno degli interventi ortopedici più eseguiti al mondo, con risultati eccellenti in termini di riduzione del dolore e recupero della qualità di vita. Ma quando è davvero il momento giusto per operarsi? __I sintomi che indicano che la terapia conservativa non basta più__ L'artrosi del ginocchio è una condizione progressiva. Nelle fasi iniziali risponde bene a fisioterapia, antidolorifici e infiltrazioni. Quando però compaiono questi segnali, è il momento di valutare la chirurgia: - Dolore persistente al ginocchio anche a riposo o di notte - Difficoltà a camminare per più di 15-20 minuti - Impossibilità a salire e scendere le scale senza dolore - Rigidità mattutina che non migliora nel corso della giornata - Deformità progressiva dell'arto (ginocchio varo o valgo) - Scarsa risposta alle terapie conservative dopo 6-12 mesi __Non esiste un'età minima__ Uno dei miti più diffusi è che la protesi di ginocchio sia un intervento "da anziani". Non è così. La decisione dipende dalle condizioni cliniche e dagli obiettivi del paziente, non dall'età anagrafica. Pazienti di 50-55 anni attivi e sportivi possono beneficiare enormemente di una protesi, recuperando una qualità di vita che l'artrosi aveva compromesso. __Chirurgia robotica: perché cambia tutto__ The Ortho Team utilizza la chirurgia robotica per l'impianto della protesi totale di ginocchio. Il sistema robotico permette di pianificare l'intervento in modo personalizzato sull'anatomia specifica di ogni paziente, eseguendo il posizionamento dei componenti con precisione millimetrica. I vantaggi concreti sono posizionamento personalizzato sulla morfologia del paziente, recupero più rapido grazie alla riduzione del trauma chirurgico, risultati più naturali nel movimento e minor rischio di complicanze legate al posizionamento. __L'allineamento cinematico: la protesi che rispetta la tua anatomia__ Il Dott. Valpiana ha sviluppato una specifica expertise nell'allineamento cinematico ristretto, una tecnica che rispetta la cinematica naturale del ginocchio anziché applicare parametri standard uguali per tutti. Il risultato è una protesi che si muove in modo più naturale, con maggiore soddisfazione a lungo termine. __Il percorso di cura__ La prima visita ortopedica è il punto di partenza: valutazione clinica completa, analisi delle radiografie e della risonanza magnetica, discussione degli obiettivi del paziente. In caso di indicazione chirurgica si procede con la pianificazione digitale dell'intervento. La durata media è di 60-90 minuti. La riabilitazione inizia il giorno successivo e il pieno recupero avviene in 4-6 settimane. __Domande frequenti__ *Quanto dura la protesi di ginocchio?* Le protesi moderne hanno una durata media di 15-20 anni. In pazienti giovani e attivi una revisione nel lungo termine è possibile ma non certa. *Quando si torna a camminare?* La maggior parte dei pazienti cammina con un deambulatore già il giorno stesso dell'intervento. *Posso tornare a fare sport?* Sì, nella maggior parte dei casi. Attività come ciclismo, nuoto e camminata sono generalmente consentite. Sport ad alto impatto vanno valutati caso per caso. *La chirurgia robotica è sicura?* Sì. Il chirurgo mantiene il pieno controllo — il robot è uno strumento di precisione, non un automatismo. È utilizzato in centri di eccellenza in tutto il mondo. *Sono sovrappeso, posso operarmi?* Il peso corporeo è un fattore da valutare caso per caso. In molti pazienti con obesità moderata l'intervento è comunque indicato — il chirurgo valuta il rapporto rischio-beneficio individualmente.

Il Dr Stefano Ghirardelli è felice di condividere la pubblicazione del nuovo articolo su The Journal of Arthroplasty: “Artificial Intelligence-Driven Decision-Making for Knee Joint Manipulation Following Primary Total Knee Arthroplasty” (online ahead-of-print, 15 dicembre 2025). ITA: In questo lavoro abbiamo esplorato come una piattaforma di intelligenza artificiale possa aiutare a costruire un framework decisionale basato sui dati per la manipolazione in anestesia (MUA) dopo protesi totale di ginocchio, integrando variabili cliniche (tempo dall’intervento, ROM, deficit di estensione, ROM pre-operatorio, BMI) per stimare appropriatezza della procedura e risultati attesi. Un grazie sincero a tutti i membri di The Ortho Team per il supporto quotidiano, l’energia e l’organizzazione che rendono possibile portare avanti clinica e ricerca insieme. E un ringraziamento speciale ai miei co-autori e mentori per la guida e la collaborazione: Kai Chun Augustine Chan, Pieralberto Valpiana, PierFrancesco Indelli, Peter K. Sculco, Gwo-Chin Lee. ENG: I’m pleased to share that our new paper has been published online ahead of print in The Journal of Arthroplasty: “Artificial Intelligence-Driven Decision-Making for Knee Joint Manipulation Following Primary Total Knee Arthroplasty” (December 15, 2025). In this study, we investigated how an artificial intelligence platform can help generate a data-driven decision framework for manipulation under anesthesia (MUA) after primary TKA—integrating key clinical variables (time from surgery, ROM, extension deficit, preoperative ROM, BMI) to inform appropriateness and expected ROM gains. A heartfelt thank you to everyone at The Ortho Team for the daily support that makes it possible to pursue both clinical excellence and meaningful research. And sincere gratitude to my co-authors and mentors for their guidance and collaboration: Kai Chun Augustine Chan, Pieralberto Valpiana, PierFrancesco Indelli, Peter K. Sculco, Gwo-Chin Lee.

About the Annual Meeting The Annual Meeting of the American Association of Hip and Knee Surgeons addresses a broad array of scientific topics such as implant design, outcomes, surgical techniques and complications of primary and revision total joint arthroplasty (TJA) for hip and knee surgeons. The meeting addresses the latest socioeconomic issues in health care. Special courses are also offered for residents, non-physician team members and surgeon administrators. Held in Dallas in November each year, the Annual Meeting typically attracts around 4,600 total attendees